ADDIO AL GIRO BIO. IL FALLIMENTO DEL DILETTANTISMO ITALIANO

E’ così in un colpo solo ci siamo giocati il GiroBio e la Coppa delle Nazioni. Considerato che il Trofeo Liberazione sta malissimo (quella romana del prossimo 25 aprile potrebbe essere l’ultima edizione) si può dire che, per quanto riguarda le corse, il ciclismo dilettantistico di alto livello internazionale in Italia è morto.

Dispiace enormemente, sia chiaro. E a noi prima di tutto dispiace per Giancarlo Brocci. Perché questo medico-non medico di Siena è – non sembri strano – l’uomo che ha innovato di più il ciclismo italiano negli ultimi quindici anni. E’ lui che ha inventato (da zero) e sostenuto con ogni energia e contro tutti gli scetticismi l’Eroica, la Strade Bianche e il Giro Bio. Ovvero quei tre appuntamenti, quelle tre intuizioni all’apparenza folli che sono stati l’unica grande svolta in un movimento asfittico e privo di idee dove le corse chiudevano una dopo l’altra. L’Eroica è un mito in tutto il mondo. La Strade Bianche – ora gestita da Rcs – l’unica classica nata nel nuovo secolo. Il GiroBio (formidabile laboratorio di idee e innovazione) invece lascia.

Brocci ha tutti i difetti del mondo e colpe non piccole. Sogna a una velocità non compatibile con quella delle coperture finanziarie disponibili, ha impegnato per andare avanti importanti capitali personali senza garantirsi un ritorno, si è fidato di persone di cui non doveva fidarsi, non ha capito che spendendo e spandendo senza controllo prima o poi tutto sarebbe finito. Eppure senza di lui il ciclismo sarebbe rimasto dieci anni indietro.

E’ andata così. Scomparsa, volatilizzatasi la Federazione (Di Rocco sul GiroBio ci si è pure laureato, scrivendo la prefazione della tesi e riprendendo il lavoro di ricercatori e volontari…), scomparso ogni sponsor pubblico e privato, quello che resta in mano a Brocci è la beffarda, offensiva lettera che gli hanno scritto ieri i direttori sportivi italiani dei dilettanti. Quelli che l’odiarono quando aveva imposto loro regole stringenti, quelli che lo blandivano quando offriva loro l’unica corsa di alto livello in Italia e quelli che adesso si ritirano sdegnati alla richiesta di un contributo economico per andare avanti. Scrivendo:

«Siamo altresì consapevoli che versando un contributo organizzativo al Girobio 2013 creeremmo un pericoloso precedente per tutto il movimento: in questo modo, infatti, il rapporto tra squadre ed organizzatori rischierebbe di degenerare e attivare un pericolosissimo effetto domino. Io organizzo, tu paghi e corri.

Non hanno capito che non è questione di pagare per correre, è questione che tra poco non ci saranno più corse da disputare, che le abitudini del passato (alberghi, rimborsi spese, ingaggi…) sono morte e sepolte, che l’incapacità di risultare attraenti per gli sponsor nasce da un profondo analfabetismo sportivo del settore.

Fosse stato per alcuni team manager, il GiroBio non sarebbe mai partito e il dilettantismo italiano sarebbe andato avanti con le sue corse di strapaese, con regole tribali e i suoi osannati direttori sportivi provenienti dagli anni neri del professionismo. Il Bruno Leali che al GiroBio ha chiuso poco gloriosamente la carriera (inibizione a vita) o il Mariano Piccoli (4 anni in sede sportiva e processi penale in corso a Padova e Mantova) che con gli episodi al Giro del Medio Brenta ha mostrato il lato B del mondo dei “puri”.

Adesso si chiude. E in un panorama internazionale di grande vivacità siamo diventati la cenerentola del dilettantismo. La lettrice Valentina Mameli ci fa notare come alla prova di Coppa del Mondo Uci Under 23 di sabato prossimo (il 18° ZLM Tour, in Olanda) l’Italia non figuri tra le 22 nazioni iscritte (l’elenco è qui: http://tinyurl.com/d2wx94j). Ci sono però Algeria, Giappone e minuscoli stati dell’est. Ieri abbiamo parlato del vuoto azzurro alla Roubaix juniores. Peccato che di queste cose non parli nessuno, che a queste provocazioni non reagisca nessuno. E che tutti se la prendano con Brocci al grido di «noi l’avevamo detto», senza rendersi conto che la fossa attorno se la sono scavata da soli.

, , , , , , CICLISMO & POLITICA, CORRIDORI

6 Comments → “ADDIO AL GIRO BIO. IL FALLIMENTO DEL DILETTANTISMO ITALIANO”

  1. andrea 1 year ago  

    Non condivido questa visione pessimistica. GiroBio e Coppa delle Nazioni non sono le uniche corse “vere” che si corrono in Italia. Brocci non ha inventato un bel niente, ha proposto il ciclismo come lo intende lui e non è detto che sia tutto oro quello che tocca lui.

    Ci sono tantissime belle realtà in Italia, vanno esaltate e supportate. Cyclingpro si sveglia oggi? E quando si decise di chiudere il Giro delle Regioni dov’eravate?

    Altro capitolo: il Liberazione. E’ una delle tante corse internazionali presenti in Italia ed è una delle tante corse tenute in piedi da un ultra settantenne che, invece di fare spazio ai giovani, vuole tenere il circo tutto per sè. Non confondiamo il fumo con l’arrosto, il momento è difficile, lo è per tutti ma non è così nero il futuro del ciclismo italiano.

    Altra annotazione: alla coppa delle nazioni partecipano giappone e algeria? Ok, ma vi siete informati sul perchè? E’ come dire che visto che la nazionale Australiana ha vinto il Recioto e ha fatto bene al Piva e al Belvedere, tutti gli australiani sono più forti dei corridori italiani. NON E’ COSI’. NON E’ VERO CHE L’ITALIA E’ UNA CENERENTOLA TRA I DILETTANTI. BASTA GUARDARE LE NAZIONALI STRANIERE CHE HANNO SEDE IN ITALIA: RUSSIA, KAZAKISTAN, DANIMARCA, AUSTRALIA, GRAN BRETAGNA.. e potrei continuare.

    Serve una inversione di rotta. Certo. Ma serve all’intera economia italiana. Nel ciclismo il cambiamento più grande devono farlo i singoli organizzatori lasciando spazio a forze fresche e non aggrappandosi alle corse come fossero dei cimeli di loro proprietà. E’ saltato anche il Giro dell’Appennino, ma se qualcuno avesse accettato la proposta di collaborazione, senza timore di essere defraudato di chissà quale valore, si sarebbe potuto correre. E’ saltato il Giro del Veneto per lo stesso identico motivo… bisogna imparare a “passare il testimone”. Quelli che lo hanno fatto oggi godono di una corsa in salute, seguita e apprezzata nonostante tutti i problemi economici che comunque non sono spariti.

    • cyclingpro 1 year ago  

      Passare il testimone? Passarlo a chi, Andrea? Brocci ha proposto il suo “modello” di ciclismo che ha spazzato via tantissimi luoghi comuni e allontanato tanti dopati e dopatori ridando luce a una corsa (l’ex Giro Baby) che era diventata tristissima. Un modello però economicamente non sostenibile, a giudicare dai fatti. Fatti provocati dalla crisi ma anche dalla cronica, totale assenza di un supporto federale. Gli australiani si allenano in Italia: bel tempo e buon cibo. I loro risultati sono frutto al 100 per cento del lavorto dei loro allenatori. La Danimarca va forte: nazione piccola e pochi praticanti. Ma un gruppo di tecnici umili e bravi. Che allenatori abbiamo tra i dilettanti? Abbiamo direttori sportivi, molti di vecchia scuola e del tutto inadeguati al ciclismo giovanile mooderno sia sul piano etico che su quello tecnico. Questo è il punto. Se il settore tecnico Fci riuscirà a rinnovare questo modo prima che si estingua, forse qualcosa cambierà
      A proposito: il Regioni è fallito perchè si basava esclusivamente sui contributi degli enti locali, che oggi non hanno un euro. I tempi cambiano, chi non si adegua chiude.

    • Lorenzo 6 months ago  

      Caro Andrea,
      sei un bel rosicone, di quelli che non faranno mai niente nella vita se non la cronaca di quella altrui.
      Se c’è una cosa che non diventa oro è sicuramente quello che tocca il Brocci, questo è sicuro.
      Almeno si tratta di persona rispettabile che mette sempre la passione, la faccia ed il deretano in quello che fà.
      Stai a letto è meglio.

  2. Paolo Serino 1 year ago  

    Quanta amarezza in questa notizia.
    Chi mi conosce sa che sono uno dei tanti organizzatori, oggi “ex” oppure “già” come si suol dire per addolcire la pillola.
    Organizzavamo “la più bella gara del Sud” (definizione del mensile BS) La crescita della corsa dalla “dizione romantica” come definita da IL MATTINO, era frutto di sacrifici e capacità organizzative, mai sostenute da chi di dovere. E quando parliamo di sostegno non ci riferiamo a sostegni economici, mai chiesti agli Organi Federali. A questi chiedevamo soltanto protezione sulla data, scelta in sinergia con altre consorelle nel Centro-Sud, e che stava dando buoni risultati. La corsa già doveva affrontare le problematiche di una gara elite ed under 23 che si svolge al Sud I gridi di allarme lanciati agli interessati quando cominciavamo a constatare, negli ultimi anni, la discesa del il livello verso il basso della qualità e della quantità di partenti non sono stati mai, non solo recepiti, ma addirittura calpestati da decisioni federali opportunistiche e politiche (vedi la collocazione del GP Folignano, in netta concorrenza con la COPPA PAPA’ ESPEDITO-28 edizioni). Sì questa la gara a cui ci riferiamo. Gara blasonata, con grandi nomi nel suo albo d’oro, cresciuta gradatamente con convinti investimenti in strutture e servizi all’altezza delle migliori organizzazioni, con sacrifici enormi da parte degli organizzatori ripagati solo dalla stima dei Direttori Sportivi che continuavano a non farci mancare il loro sostegno, pur se limitato negli ultimi anni. Un team, (considerato le ubicazioni), se nella stessa data, deve scegliere tra la partecipazione in Campania oppure nelle Marche,secondo voi che cosa sceglie?. Questa era la protezione chiesta, anche in tempi utili, agli Organi Federali, ma mai ottenuta. Il guaio? non avevamo santi in paradiso e c’era invece qualcuno che i santi li aveva. Mi dispiace solo che non sono comunque serviti, così invece di distruggere una sola creatura ne abbiamo distrutte due.

  3. Denio Calbini 1 year ago  

    Tutto vero (o quasi) sui d.s. e squadre dilettanti,ma i principali responsabili sono i mangiaquattrini (degli altri) che stanno al vertice della FCI, che da anni si fanno belli alle spalle di chi ancora crede nella bellezza di questo sport. Il mitico Brocci è l’ultimo “pollo” che sono riusciti a spennare, non dimentichiamo che grandi società (rinascita ravennate ecc…)si sono fatte male prima di Giancarlo. AZZERARE I VERTICI.

  4. Luigi 1 year ago  

    Che tristezza! Il ciclismo italiano continua a perdere gare importanti sia professionistiche che dilettantistiche. Un grave danno dal punto di vista del richiamo internazionale per il nostro ciclismo.