E’ ufficiale (o quasi): per la prima volta nella sua storia l’Italia del ciclismo avrà un commissario tecnico part time. Max Sciandri assumerà l’incarico il 1 settembre e lo lascerà la sera del 29 settembre, subito dopo la conclusione della prova in linea professionisti. Fino al 1 settembre e dal 1 ottobre in poi Max continuerà a fare il direttore sportivo di Evans e Gilbert al Team BMC. Un lavoratore stagionale, come un bagnino o un marinaio o un cameriere. Un commissario tecnico in sub affitto.
Le motivazioni della decisione le ha spiegate oggi, sulla Gazzetta dello Sport, Renato Di Rocco a un perplesso Luca Gialanella.
«Max è legato alla BMC e guadagna bene. … (con noi) lui guadagnerà poco, non possiamo offrirgli tanto, so che lavorerebbe anche gratis…».
E che fine farà Paolo Bettini?
Di Rocco: «(Paolo) mi serve di più per il raccordo con le squadre, con i giovani. Lui è il nostro uomo-immagine: quando un atleta parla con Paolo deve provare un’emozione». E cosa deve provare un atleta quando parla con Sciandri, caro presidente? Nessuna emozione?
Certo, uno può trovare tutte le giustificazioni che vuole. Ma le scelte della nostra Federciclismo non mancano mai di lasciarci allibiti, stupefatti.
I soldi. La Federazione Ciclistica Italiana ammette di non avere denaro per pagare un commissario tecnico. Il problema l’aveva già sollevato Bettini, che sottovoce (ma nemmeno troppo) lamentava spesso di percepire un compenso inferiore a quello di Ballerini e in questo modo giustificava anche la sua scarsa propensione (leggi voglia) di girare per l’Italia per rappresentare il ciclismo, come facevano sia Alfredo Martini che il Ballero. Tanto che al Giro d’Italia Paolino girava con la maglia di un grosso istituto bancario che lo sponsorizzava e per cui lui faceva da testimonial: francamente, una situazione imbarazzante per uno che ha un ruolo nobile come quello del selezionatore azzurro.
I soldi possono essere un alibi? Ma se la Fci a un Campionato del Mondo invece di portare (e spesare) cento persone (come ha fatto a Copenhagen) ne portasse cinquanta non risparmierebbe il denaro per pagare come merita un commissario tecnico?
E poi ancora: ma siamo sicuri che debba essere il commissario tecnico (o il direttore tecnico) a dover “cambiare la cultura e portare i giovani verso la multidisciplinarietà”, come sostiene Di Rocco? Questa scelta non dovrebbe invece essere portata avanti coralmente dalla Federazione, con strutture, allenatori e una politica adeguata?
E non proveremo un certo imbarazzo quando Sciandri, in ammiraglia azzurra, dovrà selezionare gli atleti scegliendone anche alcuni della sua squadra? E quando poi dovrà prendere decisioni tattiche in corsa sapendo comunque di essere pagato da una multinazionale del ciclismo?
Spiace dirlo, ma in una situazione del genere chi rischia di più è proprio il bravo Max. La Federazione Italiana – spiegando preventivamente a tutti noi che non ha un soldo – accetta di “subaffittare” un atleta pagato da un privato, innescando mille conflitti di interessi. A questo punto, visto che a Sciandri si chiede di fare solo il selezionatore, tanto valeva ingaggiare un “normale” tecnico italiano senza lavoro. Ce ne sono due o tre di bravi liberi. Anche lui avrebbe fatto il lavoro “quasi gratis” ma sarebbe stato al servizio completo della nazionale.
Ballerini, Bettini, Bmc, Di Rocco, federciclismo, Italia, Sciandri CICLISMO & POLITICA, CICLISMO & TV, CORRIDORI, IL DIBATTITO