Peccato che l’abbiano vista in pochi: la diretta delle elezioni del nuovo presidente Coni è stata ieri un notevolissimo spettacolo televisivo. Vedere questo gruppo di nonnetti incravattati e ingrisagliati fremere di fronte allo spoglio delle schede è stato un grande show. E sono state esaltanti (immagini di agonismo puro, di vincitori e sconfitti) sia l’esultanza incontenibile di Malagò sia il pallore da KO letale sul volto del già quasi albino Pagnozzi, inchiodato alla sedia dal risultato.
Comunque sia, auguri al vincitore. Avrà il suo da fare considerato che il soldi sono pochi e che quei pochi soldi (tramite la Coni Servizi) li gestiranno almeno sino al 2014 Pagnozzi & Petrucci, ovvero la vecchia guardia.
Il ciclismo? Teoricamente ne esce sconfitto. Di Rocco era un fedelissimo di Pagnozzi quindi ha perso elezioni e anche il posto in Giunta, il “governo” dello sport italiano. Perso di un solo voto, sia detto, rispetto a Giancarlo Abete il boss del calcio.
Di Rocco conserva la sua dignità (non sarebbe nel gruppo dei traditori del segretario generale, di cui è amico intimo) e saprà ricucire le distanze da Malagò, grazie anche ai buoni uffici di Gianluca Santilli. La mancata poltrona in Giunta, poi, è più un piccolo smacco personale che un male per il ciclismo.
Certo, quello che stupisce delle elezioni è stato il clamoroso, incredibile voltafaccia di almeno quindici presidenti federali. La sera prima erano alla cena elettorale di Pagnozzi a giurargli eterna fedeltà, la mattina dopo gli hanno votato contro nel segreto dell’urna. Ovviamente tutti giurano di non essere stati loro a tradire il Leader, affrettandosi però a congratularsi col nuovo vincitore con sms di stima.
Domanda: com’è possibile – diciamo antropologicamente –un voltafaccia del genere, impensabile perfino nella pur sfasciata politica “ordinaria” italiana? E’ possibile perché la politica sportiva da noi nasconde abissi di povertà culturale spaventosi e avidità personale illimitata. E perché pur di salire sul carro del possibile vincitore si è disposti a tutto. Veramente a tutto.
Coni, Di Rocco, Malagò, Pagnozzi, Petrucci CICLISMO & POLITICA