ESCE UN LIBRO (ITALIANO) PER UN NUOVO CICLISMO

“Obbiettivi, tipologie e mezzi di allenamento nel ciclismo moderno”. Sarete d’accordo anche voi: il titolo non é certo da best seller. Ma questo volumone appena uscito in libreria (a cura di Fabrizio Tacchino, 384 pagine, Calzetti Mariucci Editori) per chi si occupa professionalmente di ciclismo è una specie di pietra miliare: il primo vero manuale universitario italiano del settore.

Può sembrare incredibile ma è così: in una nazione che è stata la culla delle due ruote, dove sono state elaborate le più importanti teorie sull’allenamento, nessuno aveva mai scritto un libro così. Un manuale tecnico ideato da un laureato in scienze motorie e compilato assieme altri laureati esperti di ciclismo.

Di libri italiani sul ciclismo negli ultimi cinquant’anni ne sono usciti decine e decine e con autori dai curricula più improbabili. Mentre negli anni Settanta, Ottanta e Novanta chi si interessava di nuoto, atletica leggera, basket, scherma e tanti altri sport trovava (in libreria o in biblioteca o nel catalogo della leggendaria Società di Stampa Sportiva) testi tecnici di alta specializzazione, da noi il catalogo degli autori comprendeva medici, farmacisti, giornalisti/divulgatori (compreso purtroppo chi scrive…), biologi, infermieri, vivaisti, psicologi, semplici appassionati, coach senza arte né parte la maggior parte dei quali interessata più a divulgare le proprie teorie che a spiegare il ciclismo. Nessuno studia, tanti scrivono e (purtroppo, in alcuni casi) allenano.

Era (è) l’incredibile condizione di anormalità vissuta da questo sport: popolarissimo ma sempre ai margini della cultura ufficiale. E sempre pronto a rifiutare la tecnica in nome di un romanticismo deteriore. Una condizione che ci ha emarginato e ha spalancato la porta a stregoni e doping.

La pubblicazione del volume (che nasce anche dall’esperienza del settore tecnico Fci e porta le firme di Enrica Badino, Diego Bragato, Marco Compri, Ugo Demaria, Erica Lombardi, Mattia Michelusi e Gianni Pederzolli) è decisamente una svolta culturale. Passiamo dal concetto di «coaching as an art» tanto caro a Michele Ferrari (dove l’allenatore è depositario di cultura mitologica e irriproducibile) a quello di “coaching as a form of learning and teaching” che può valere in qualunque altra disciplina come l’ingegneria o la matematica. Qui allenare significa padroneggiare perfettamente una disciplina tecnica e rigorosa, irrobustendola con l’esperienza e rendendola apprendibile e trasmissibile.

Il nostro augurio è che questo ottimo libro (completo, complesso, denso…) sia un punto di partenza per una generazione nuova di tecnici umili, bravi, puliti e con tanta voglia di fare. E quindi per un nuovo ciclismo, di cui abbiamo tremendo bisogno.

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One Comment → “ESCE UN LIBRO (ITALIANO) PER UN NUOVO CICLISMO”

  1. Nicola 1 Mese ago   Rispondi

    Importante da far vedere ai giovani per fargli capire che il ciclismo è un lavoro vero, serio, complesso, in cui bisogna investire tanto, tutto e forse non varrà più la pena mettere ogni cosa a repentaglio per un risultato rubato…

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