E’ scoppiato il «caso Cipollini»: l’ennesima micidiale bomba sul ciclismo. Proviamo a fare il punto della situazione.
1) Ieri mattina la Gazzetta dello Sport ha pubblicato (pagina 1, 2 e 3) alcune carte dell’Operacion Puerto che dimostrerebbero come nel 2002 (l’anno della sua massima gloria sportiva) Mario Cipollini avrebbe ricevuto prescrizioni di doping pesantissimo da Eufemiano Fuentes. Le carte erano agli atti da sei anni, nessuno le aveva mai lette: incredibile.
2) Le carte sono originali e di provenienza giudiziaria. Oltre alla Gazzetta ne sono in possesso anche altri quattro quotidiani spagnoli. L’unico a pubblicarle ieri (agli altri tre giornali la cosa non sembra interessare…) è stato El Pais.
3) Oggi la Gazzetta rincara la dose: escono prescrizioni dettagliate per il 2001, 2003 e 2004 (nel tardo pomeriggio le troverete sul nostro sito), anche se non così “pesanti” come quelle 2002. Però di fatto il passato, presente e futuro di Cipollini ne escono polverizzati.
4) Cipollini e il suo storico avvocato (Giuseppe Napoleone) hanno avuto la possibilità di vedere le carte prima della pubblicazione, cosa rarissima nel giornalismo, per poter replicare. Mario avrebbe però rifiutato ogni commento.
5) Ieri pomeriggio l’avvocato Napoleone ha definito “infondate e assurde” le accuse e i documenti “in alcun modo riferibili” a Cipollini. La tesi dell’avvocato è che il numero di fax sulle “prescrizioni” non sia “un fax ma un telefono non intestato al suo cliente”, che all’epoca Cipollini risedeva a Montecarlo (?), che ci sono troppi pseudonimi attributi a Cipollini nelle carte di Fuentes perché queste risultino attendibili. E che comunque Cipollini è disposto a fare un test del DNA sulle sacche conservate dalla Guardia Civil per fugare ogni dubbio.
6) La Gazzetta oggi smonta le tesi di Napoleone e ha gioco facile. Lo 0583/33***** annotato sulle tabelle è il numero sarebbe cui abitualmente tutti chiamavano Cipollini all’epoca, quando era in Italia, e il test del DNA non ha alcuna rilevanza visto che nel 2001/2004 Fuentes non conservava la sacche e che nessuno ha accusato Supermario di questo. Resta poi da dire che un controllo giorno per giorno delle gare di Cipollini nel periodo 2001/2004 – verificando tutte le classifiche di tutte le corse cui ha partecipato – rileva che si tratta dell’unico atleta italiano a cui potrebbe essere attributo il programma di corse indicato nelle tabelle.
7) OK, ma adesso che succede? Beh, intanto che la Procura Antidoping del Coni acquisirà tutto il materiale: non serve molto, basta andare sul sito della Gazzetta e de El Pais. La convocazione di Cipollini appare inevitabile (2/3 settimane o prima), gli elementi a suo carico – considerate le specifiche modalità con cui agisce la giustizia sportiva – appaiono pesanti. Non essendo più tesserato, l’ipotesi più probabile per Supermario è quella di un’inibizione che può andare da un periodo di due anni a otto anni. L’inibizione comporta il riconoscimento della colpa sportiva e quindi potrebbe/dovrebbe portare alla cancellazione dei risultati sportivi acquisti in quel periodo: Mondiale, Sanremo, tappe di Giro e Tour.
8) Dal canto suo Cipollini può ovviamente citare la Gazzetta in sede penale e civile per diffamazione: i tempi in questo caso sono molto lunghi. In tribunale il giornale dovrà dimostrare l’attendibilità dei documenti pubblicati e provare il collegamento con Cipollini, chiamando a testimoniare magari anche Fuentes. Un processone…
9) Nel frattempo, già da domani, a Madrid (dove riprende il processo) al centro dell’attenzione ci sarà Eufemiano Fuentes. A lui un bel po’ di giornalisti (sempre che non provi a farlo anche l’avvocato del Coni in udienza…) è pronta a porre una semplice domanda, che come risposta affermativa potrebbe avere anche un semplice cenno del capo o un sorriso: «Caro Fuentes, lei conosceva Mario Cipollini?»
10) Naturalmente Cipollini potrebbe anche ripensarci. E confessare.
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Una curiosità anche da parte mia: perché per Cipollini non dovrebbe valere la prescrizione dopo otto anni prevista dal codice WADA?
Nel caso di Armstrong una delle chiavi per aggirare questa difficoltà, spesso evocata dalla difesa dell’americano, è stata la “conspiration” organizzata da Lance e accoliti, nonché il fatto che grazie ad essa si è potuto identificare una continuità ed unità del reato, visto come un tutt’uno che dal lontano passato si è agganciato a momenti più recenti.
Per Cipollini la vedrei proprio dura…
Saluti, G.
Domanda per CyclingPro: Come dimostreranno che quel numero appartenesse realmente a Cipollini?