POZZATO: “IO E MICHELE FERRARI”. INTERVISTA ESCLUSIVA.

Filippo Pozzato è il primo atleta, il primo ciclista ad accettare di rendere noti i dettagli del suo rapporto con il dottor Michele Ferrari. E’ anche il primo a farlo con dei giornalisti e non solo con l’autorità giudiziaria. Non di sua spontanea volontà – naturalmente – ma a seguito della richiesta di squalifica (un anno) avanzata dalla Procura Antidoping del Coni nei suoi confronti per aver frequentato il medico Ferrari, teoricamente “soggetto inibito” e quindi infrequentabile.

Pozzato parla, invece di chiudersi nel consueto mutismo (suggerito sistematicamente dai legali) di tutti quelli che hanno a che fare con la giustizia sportiva: per questo merita rispetto.

La richiesta di squalifica del vicentino è la più veloce della storia dell’antidoping italiano: sabato 16 giugno il procuratore Ettore Torri ha letto l’articolo su Repubblica che dava conto di un’“ammissione telefonica” di Pozzato durante una chiacchierata con un amico, lunedì 18 giugno l’ha convocato, mercoledì l’ha incontrato, venerdì l’ha deferito al TNA chiedendo un anno di squalifica e rendendo di fatto impossibile la sua convocazione in nazionale per i Giochi di Londra, dove sarebbe dovuto essere il capitano designato della nazionale azzurra nella prova in linea.

Pozzato – che si è detto disponibile a rispondere a qualunque domanda sulla sua frequentazione con Ferrari – accetta il confronto nello studio Guardamagna/Capello di Milano, alla presenza dell’avvocato Pierfilippo Capello – che interviene di frequente nella discussione – e del suo procuratore Alex Carera.

 

CYCLING PRO: Il 16 giugno è uscita su Repubblica la trascrizione della tua ormai famosa telefonata con un «corridore amico» in cui gli confidavi di essere “cliente” di Ferrari. Ti aspettavi la pubblicazione?

Filippo POZZATO: Assolutamente no.

CP: Eri a conoscenza dell’esistenza della registrazione?

POZZATO: No.

CP: Eppure si è scritto di un possibile “ricatto” legato a questa registrazione, cosa che presuppone il fatto che tu ne conoscessi l’esistenza prima della pubblicazione su Repubblica.

Avv. CAPELLO: Noi non ne abbiamo parlato. E comunque questo è un particolare che esula dall’inchiesta sportiva e che vorremmo tenere riservato.

CP: Vorremmo avere una conferma del fatto che la telefonata non sia frutto di un’intercettazione giudiziaria.

CAPELLO: Non lo è. L’autore della registrazione ha deposto davanti alla Procura del Coni assumendosi la paternità dell’azione.

CP: Quindi voi sapete chi è l’autore.

CAPELLO: E’ la persona con cui Filippo stava parlando al telefono, il suo nome è negli atti di deferimento.

CP: Vorremmo saperlo anche noi.

CAPELLO: Il signor Guido Trenti.

 

(Guido Trenti, nato a Milano ma residente a Vicenza, classe 1972. Di doppio passaporto italiano e americano, è stato professionista dal 1996 al 2008. Ha corso assieme Pozzato in Fassa Bortolo nel 2003 e 2004, in QuickStep nel 2005 e 2006 e in Liquigas dal 2007 al 2008, quando si è ritirato dall’attività. Il “divorzio” con Pozzato sarebbe avvenuto proprio nel 2008, quando Pippo passò alla Katusha. La registrazione è del 2009. ndr).

 

CP: E’ legale registrare una telefonata all’insaputa dell’interlocutore e poi usarla come prova?

CAPELLO: Questo è un discorso complesso. Di certo è illegale ricattare una persona tramite una telefonata. Sul fronte penale sicuramente non si può usare una prova acquisita in questo modo: la registrazione va fatta dall’autorità giudiziaria ed è soggetta ad autorizzazione. La giustizia sportiva è molto più “elastica” (vedi quello che succede nel calcio) e tende ad ammettere prove di origine molto varia.

CP: E’ vero che la Procura del Coni non ha fisicamente in mano la registrazione?

CAPELLO: C’è di più: la Procura del Coni ha letto l’articolo su Repubblica e ha convocato Pozzato in sole 48 ore senza disporre della registrazione (che non ha mai acquisito) e senza sentire l’autore dell’articolo. Questo risulta agli atti.

CP: Quindi Pozzato ha ammesso la sua colpa senza che ve ne fosse una prova fisica?

POZZATO: Non c’è bisogno di prove. Ritengo di non avere alcuna colpa e quindi non ho alcun problema ad ammettere di aver frequentato Michele Ferrari a chi me lo chiedeva e me lo chiede. Compreso il Coni.

CP: La domanda che ci poniamo, Filippo, è per quale motivo Guido Trenti ha prima (nel 2009) registrato la conversazione e poi (recentemente) fatto avere questa registrazione a Repubblica.

POZZATO: Credo dovreste chiederlo a lui.

CP: Sappiamo che eravate compagni di squadra e anche amici. E’ successo qualcosa?

POZZATO: Siamo stati per anni compagni di camera, non solo di squadra. L’ho sempre portato con me nelle nuove squadre facendogli firmare bei contratti ma poi il rapporto si è un po’ allentato perché a me non andava più di frequentarlo. Allora si è fatto vivo lui due o tre volte, forse. Gli ho prestato dei soldi che non ho più rivisto. Anche l’anno scorso è venuto a casa a piangere, chiedendomi dei soldi. Poi è successa questa cosa.

CP: Quando hai conosciuto Michele Ferrari e quando ha cominciato ad essere il tuo allenatore?

POZZATO: Esattamente dieci giorni dopo il Giro d’Italia del 2005 e quindici giorni prima del Campionato Italiano in cui arrivai secondo, a Pescara.

CP: Era Ferrari il tuo allenatore quando hai vinto la Milano-Sanremo del 2006?

POZZATO: Era Ferrari.

CP: Quanto è andato avanti questo rapporto?

POZZATO: Assiduamente fino alla metà del 2008, poi ho cominciato ad andarci meno. Meno significa che se prima facevo con lui un test ogni venti giorni, poi ho cominciato a farli più di rado e a sentirlo solo telefonicamente. Dal 2008 al 2010 il mio tecnico era Sandro Callari: in quel periodo Ferrari lo sentivo solo occasionalmente e l’avrò visto due volte in tutto: non era più il mio allenatore.

CP: Quando si parla di Ferrari si parla sempre di denaro. Ovvero dei molti soldi che chiederebbe ai suoi atleti. Nel tuo caso si è scritto di 30/40 mila euro l’anno. Confermi queste cifre?

POZZATO: Di questioni economiche non vorrei parlare perché so che su questo argomento ci sono delle inchieste giudiziarie (I movimenti di denaro tra Ferrari e alcuni suoi atleti sono indagati dalla Procura di Padova, pm Benedetto Roberti, ndr).

CP: Comunque confermi che pagavi Ferrari per delle prestazioni professionali da allenatore?

POZZATO: Certo, ma non le cifre che sono scritte. Di meno.

CP: Molti faticano a credere che così tanti soldi servano solo a pagare test e tabelle. Da Ferrari andavi solo per quello?

POZZATO: Esatto. E voglio sottolineare un concetto: ne valeva la pena.

CP: Perché?

POZZATO: E’ il più bravo, lo sanno tutti. Gli altri allenatori copiano – e non sempre bene – le tabelle che ha inventato lui. Lo dico per esperienza. Ha un sistema di allenamento diverso da tutti e più avanti di tutti. Ha cambiato radicalmente il mio modo di fare Sfr (le Salite di Forza Resistenza, ndr), ad esempio. E in poche settimane sono migliorato di più che in sei mesi con altri. Lui sa portarti e tenerti su quel filo sottile che c’è tra essere in forma e andare in overtraining.

CP: Hai avuto altri allenatori?

POZZATO: Li ho provati praticamente tutti: Cecchini, Sassi, Guercilena, Callari…

CP: Fatichiamo a capire che un allenatore possa essere nettamente più bravo di gente del livello di alcuni di quelli che hai citato. Spiegaci perché lo sarebbe.

POZZATO: Ferrari ti segue sempre da vicino, il contatto è continuo. Le tabelle si fanno giorno per giorno e non sono dei prestampati. Gli altri spesso ti finiscono con il lavoro, lui sa dosare bene il lavoro e soprattutto il recupero. Ad altissimi livelli questo fa la differenza.

CP: Parli di tanti test sul campo. Dove li facevate?

POZZATO: All’inizio andavo da lui, in una salita sull’Appennino di cui non ricordo il nome…

CP: Monzuno?

POZZATO: Bravo, il Monzuno. Poi lui ha cominciato a venire da me, a casa mia. Abbiamo fatto test sul Monte Grappa e in un paio di passi alpini dalle parti di Livigno. Uno era l’Albula Pass.

CP: Come ti seguiva?

POZZATO: In camper. Il camper mi serviva per farmi la doccia quando avevo finito.

CP: Ti faceva dei prelievi ematici?

POZZATO: Durante i test, per verificare i livelli di lattato dopo le prove incrementali in salita, ovvio.

CP: Quando facevate questi test indossavi la maglia della squadra?

POZZATO: Ovviamente sì.

CP: Quindi non prendevi particolari precauzioni per non farti scoprire?

POZZATO: Assolutamente no.

CP: I tuoi direttori sportivi sapevano che ti allenava Ferrari?

POZZATO: Sì, certo.

CP: Tutti?

POZZATO: Direi di sì.

CP: Anche Luca Scinto, il tuo attuale direttore sportivo?

POZZATO: Scinto sa che andavo da Ferrari, ma sa che dal 2009 non ci vado più. Non ho mai mentito con nessuno.

CP: Si dice che la tua frequentazione con Ferrari sia stata all’origine del tuo “divorzio” con la Liquigas. E’ vero?

POZZATO: No. Ci sono stati altri motivi.

CP: Tu dici di non sapere che Ferrari era inibito.

POZZATO: Non lo sapevo e sfido chiunque a saperlo: non c’è un solo documento in cui questa cosa sia scritta nero su bianco. Ho cercato ma non ho trovato nulla sia nelle carte del Coni che in quelle dell’Uci. Ho cercato un eventuale divieto perché era mio dovere professionale farlo: ma non c’era. Perché dovevo aver paura di fare una cosa per la quale non esistevano divieti?

CP: Ma non ti metteva a disagio allenarti con uno con una fama così sinistra?

POZZATO: Senti, io corro con un sacco di atleti e direttori sportivi che hanno avuto squalifiche anche lunghe per fatti di doping pesante. Perché avrei dovuto sentirmi a disagio per farmi allenare da uno che non è mai stato condannato o non ho mai sbagliato. Il lavoro è lavoro.

CP: Pensi di essere finito in mezzo a un gioco più grande di te, dove il Coni ha fatto pressioni alla sua Procura per essere tutelato sul fronte Olimpiadi?

POZZATO: Non credo di essere io l’obbiettivo del Coni: il loro obbiettivo è Ferrari. Ma in mezzo sono rimasto incastrato io.

CP: Quanti corridori vanno da Ferrari?

POZZATO: Non è mio compito dirlo. Ma nel gruppo tutti sanno chi va da Ferrari come tutti sapevano che io ci andavo. Alla Procura del Coni basterebbe porre la domanda che ha posto a me a tutti gli altri.

CP: Molti hanno sollevato seri dubbi sul deferimento. Pare non ci sia nemmeno la citazione puntuale della violazione di regolamento.

CAPELLO: Il meccanismo di deferimento in realtà è lungo undici pagine. In Procura non sono così sprovveduti come potrebbe sembrare dal succinto comunicato pubblicato sul sito del Coni. La Procura accusa Filippo di aver violato l’articolo 3.2 del NSA, che fa divieto di frequentare soggetti inibiti. (Curiosamente in casi analoghi come quello Santuccione/Riccò la Procura ha richiamato un articolo diverso, il 4.6 delle istruzioni operative UPA, ndr).

CP: Il punto è: Ferrari è inibito o meno?

CAPELLO: Per noi no. Ragioniamo in termini generali e non sul caso Pozzato: che modo uno delle migliaia di tesserati alla Federciclismo può sapere se può o non può frequentare una certa persona? Non il dottor Michele Ferrari ma un ipotetico dottor Mario Rossi? Se io passo professionista come faccio a sapere se è o non è frequentabile? Bene, esiste il Casellario FCI e Ferrari non vi è incluso. Allora come faccio ad essere a conoscenza del provvedimento? Potrei consultare l’organo ufficiale della Fci, «Il Mondo del Ciclismo». Quando è stato squalificato Ferrari? Per saperlo dovrei consultare una a una le pubblicazioni settimanali di quindici anni, ovvero 750 giornalini, ovvero ottomila pagine? Questa è la “diligenza” che avrebbe dovuto mettere Filippo Pozzato per sapere che Ferrari era inibito? Bene: a oggi l’unica pubblicazione che dichiara Ferrari inibito è un giornalino del 2002.

CP: Poi c’è il discorso della sentenza scritta male, forse non più valida.

CAPELLO: Certo: una sentenza giuridicamente imprecisa che la Commissione Disciplinare voleva “correggere” in appello. E l’appello non c’è mai stato. Ma io vorrei tornare sul discorso generale: l’inibizione di Ferrari è “invisibile”. Ogni sei mesi il Coni aggiorna l’elenco dei farmaci dopanti, ma non aggiorna mai l’elenco degli inibiti. Ma è possibile? Ma che strumenti pratici ci sono per tutelare un atleta? Beh, sulla base di questo ragionamento non hanno condannato e nemmeno processato Pozzato: gli hanno impedito di fare le Olimpiadi per fatti risalenti a tre anni e mezzo prima. Non sono tre mesi di squalifica: è la perdita di una delle opportunità più importanti che possa toccare a un atleta in tutta la sua carriera. (@ marco bonarrigo/cycling pro/cyclingpro.it)

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4 Comments → “POZZATO: “IO E MICHELE FERRARI”. INTERVISTA ESCLUSIVA.”

  1. Alessio 1 year ago  

    sì sì… continuiamo a difenderli……

  2. ilseo 2 years ago  

    Sembra una cosa d’altri tempi, ora non si puo’ frequentare una persono o un medico, ma dove siamo arrivati.
    Quando era la federazione a dopare o meglio a curare atleti per le olimpiadi, vedi olimpiadi 60 .
    Se questo atleta non e’ mai stato trovato dopato, nei frequenti controlli
    a cosa si deve questa severita’?
    A me senbra ke kodesti amministratori cerkino solo visibilita’, o forse sono dei politici trombati e messi in quel posto a fare danni.

  3. Va-lentissimo 2 years ago  

    Se queste cose sono vere, mi pare che ci troviamo di fronte ad una gravissima violazione dei diritti dell’atleta, al quale è stato creato un gravissimo danno, solo per mania di protagonismo da parte di un organo di quella giustizia sportiva che ha sbagliato e che non ha fatto nulla per rimediare al suo errore. E’ stato inserito ad oggi Ferrari nella lista delle persone non frequentabili????