POZZATO: NOVITA’ INQUIETANTI SUL «CASO FERRARI»

Ci sono due novità importanti sul cosiddetto caso «Ferrari-Pozzato», che è costato al corridore della Farnese una richiesta di deferimento di un anno da parte della Procura Antidoping e la fine del progetto olimpico.

La prima novità chiarisce definitivamente un dubbio, aprendo però una questione giuridico-sportiva imbarazzante.

La seconda novità mostra risvolti della vicenda a dir poco inquietanti.

PRIMA NOVITA’: FERRARI NON E’ NEL CASELLARIO DISCIPLINARE FCI

Renato Di Rocco, con cui abbiamo parlato a Corvara (che ieri e sabato era una sorta di ombelico del mondo del ciclismo), ci ha confermato quanto avevamo anticipato nei giorni scorsi: il nome di Michele Ferrari non è iscritto nel Casellario Disciplinare Federale, l’unico registro ufficiale (art. 23 del Regolamento di Giustizia e Disciplina Fci) che indica chi è sottoposto a sanzione federale e chi no.

Il problema risale al periodo 2007/2009 quando venne approvato e messo in pratica il Regolamento di Giustizia e Disciplina e vennero trascritti i provvedimenti presi in precedenza: quello di Ferrari, che risale al 2002, non fu inserito nel Casellario.

Per quale motivo? La sentenza – spiega Di Rocco – venne “scritta e motivata male” dal punto di vista strettamente giuridico. A Michele Ferrari venne infatti comminata una “inibizione” senza termini temporali che non è prevista dall’ordinamento sportivo: tutte le inibizioni federali devono essere a termine, solo la radiazione può essere comminata a vita. All’epoca (presidente Ceruti) la Corte Federale non se la sentì di radiare Ferrari (o non volle farlo) e decise di inibirlo senza indicare per quanto tempo. Introdurre adesso, dopo dieci anni un “fine pena mai” in quel provvedimento (prolungando a vita l’inibizione) non sarebbe giuridicamente sostenibile. «Mi rendo perfettamente conto del problema – ci ha spiegato Di Rocco – e delle conseguenze che può avere in questa vicenda e in quelle future. Con i nostri consulenti stiamo provando a risolvere la questione ma non sarà facile».

Allora perché la Procura del Coni ha chiesto un anno di squalifica per Filippo Pozzato, sapendo che non c’è un’inibizione iscritta nel Casellario contro Ferrari? Risposta diplomatica: lo sapremo quando il procuratore Torri mostrerà le sue carte al TNA ed eventualmente al Tas. Riposta cinica: la Procura ci ha provato. Sapendo che la sua mossa avrebbe di sicuro tolto di mezzo Pozzato in chiave olimpica (primo e principale obbiettivo del Coni), lasciando poi spazio e tempo agli avvocati per provare a trovare una via d’uscita.

E se in primo (TNA) o secondo grado di giudizio (TAS) si dovesse dimostrare l’insussistenza del procedimento a carico di Ferrari (cosa a cui stanno senz’altro lavorando Guardamagna e Capello, i legali del vicentino) cosa succederà. Guai grossi, perché il danno provocato al corridore e quelli di immagine e di sostanza autoinflitto dalla giustizia sportiva sarebbero seri: possibile che in dieci anni nessuno abbia segnalato quanto giuridicamente fragile sarebbe stata la situazione nel momento in cui una “frequentazione” del medico ferrarese fosse stata finalmente accertata?

SECONDA NOVITA’: L’INTERCETTAZIONE… NON E’ UN INTERCETTAZIONE.

La seconda novità è molto inquietante. E’ riguarda le modalità con cui è esploso il caso Pozzato. Lo ricorderete: la trascrizione di una telefonata del 2009 (pubblicata da Repubblica lo scorso 16 giugno) tra il corridore della Farnese e un misterioso “collega”. Telefonata in cui il vicentino ammetteva di aver frequentato il medico.

Di questa telefonata si è parlato come trascrizione di un’intercettazione giudiziaria. Ma interpellate una per una le procure italiane che lavorano sul fronte doping hanno:

1     - smentito che Pozzato sia attualmente indagato o inquisito.

2    - smentito che la telefonata in questione sia nei loro archivi, anche come semplice materia “collaterale”, ovvero non di interesse giuridico. Hanno smentito quindi che la telefonata sia stata registrata dall’autorità giudiziaria, su richiesta di un pubblico ministero.

La famosa telefonata sarebbe stata direttamente registrata (nel 2009), dal “misterioso collega”, un ex corridore veneto di medio cabotaggio con cui Pozzato era in confidenza. Non si tratta quindi di un atto giudiziario ma di iniziativa personale.

E qui la vicenda comincia ad assumere risvolti inquietanti, che possiamo riassumere in tre punti.

1-   Perché l’interlocutore di Pozzato ha registrato la telefonata?

2-   Perché ha deciso di consegnarla (o farla consegnare) a un giornale?

3-   A chi (e in cambio di cosa) l’ha eventualmente proposta prima di consegnarla al giornale?

Non è difficile capire la potenziale gravità della situazione. Partendo dal presupposto che registrare una telefonata all’insaputa dell’interlocutore – salvo rarissimi casi definiti dalla legge, in cui poi la telefonata deve essere conferita all’autorità giudiziaria – è un reato penale. E che utilizzarla contro lo stesso, magari in forma ricattatoria, è un fatto di particolare gravità.

E’ successo questo nel caso Pozzato? E nel momento in cui la Procura Antidoping ha contestato a Pozzato la frequentazione di Ferrari, ha valutato la “natura” della prova che aveva a disposizione e il fatto che non fosse “materia giudiziaria”?

E’ molto difficile rispondere a queste domande, specie perché la materia è per specialisti e alcuni elementi della vicenda non sono ancora noti.

Ma quello che è certo è che la vicenda appare sempre di più delicata e inusuale: c’è un Ferrari teoricamente inibito ma non iscritto Casellario, c’è una “prova” di origini misteriose, c’è una Procura che – per la prima volta a nostra memoria – giustifica un deferimento senza far riferimento a un articolo di legge sportiva violato dal deferito.

Nella nostra ignoranza giuridica, aspettiamo risposte chiare e rapide. Per ora l’unica c’è l’ha offerta Renato Di Rocco, che ha ammesso con molta onesta l’ambiguità di una situazione nata in un periodo in cui lui non aveva nessuna responsabilità federale e nel quale la giustizia sportiva evidentemente non se la passava bene.

La nostra paura è che nel ciclismo – sport pieno di guai e di banditi ma anche sport dove, come in nessun altro caso, chi sbaglia paga – passi il principio che ci si possa far giustizia da soli, scardinando qualunque regola del diritto. Che chiunque possa estorcere una confessione (di un “non reato”) registrando una telefonata con un ex collega (ed ex amico…) e poi la dia in pasto ai giornali usandoli come tramite per procurarsi giustizia.

Ecco, se fosse vero, questo modo di fare sarebbe profondamente ingiusto. Si può certamente condannare chi frequenta Ferrari e lo si deve fare se si stabilisce il medico ferrarese è formalmente inibito a vita, fermo restando che l’inibizione deve essere resa NOTA e PUBBLICA. Ma bisogna farlo nell’ambito delle regole (scritte) e procurandosi le prove con metodi che non siano quelli del selvaggio West.

, , , , , , , , , ANTIDOPING, CICLISMO & POLITICA, CORRIDORI, IL DIBATTITO

2 Comments → “POZZATO: NOVITA’ INQUIETANTI SUL «CASO FERRARI»”

  1. Ferdinando Cocciolo 2 years ago  

    E grave quello che sta accadendo

  2. Michele Romanelli 2 years ago  

    Essendo un Direttore Sportivo, tutte le volte che il signor Nessuno (leggi quel gran pezzo di ….. di Torri)non sa come fare a coprire le magagne che ci sono nel calcio, tira fuori la storiella di qualcuno che ha frequentato il dottor Ferrari; ma non si rende conto di essere diventato patetico e anche noioso? Oramai sono troppi anni che lucra su questo nome, e francamente penso che sia anche arrivato il momento di farla finita in un modo o nell’altro. L’unico modo secondo me per farla finita è che il signor Nessuno si renda conto (o perlomeno che qualcuno lo faccia per lui)che raggiunta la sua età anagrafica sarebbe il momento di tirarsi da parte, andare in pensione e fare delle sane passeggiate in montagna (magari li indagherà sul doping di qualche marmotta).