AL GIRO D'ITALIA WILD CARD DI DIRITTO SOLO ALLE SQUADRE “ITALIANE ITALIANE”. BELLA IDEA MA…

La prima parte della notizia è una conferma: in accordo con la Federciclismo, Rcs concederà una wild card (delle quattro disponibili) per il Giro d’Italia 2013 alla squadra vincitrice della Coppa Italia 2012, ovvero del campionato italiano a squadre. La seconda parte è la novità: per strappare la wild card il team dovrà essere affiliato in Italia.

Il cambiamento non è da poco. Al 24 giugno la classifica è guidata dalla Liquigas (“fuori concorso”, al Giro partecipa di diritto) davanti ad Androni Giocattoli, Lampre (fuori concorso), Team Idea e Acqua & Sapone. A seguire vengono Colnago, UtensilNord, Farnese e Colombia. Colnago e Utensilnord sono affiliate in Irlanda, Farnese in Gran Bretagna, Colombia in Colombia. Senza punti ci sono la Meridiana (Croazia), Miche (sospesa al momento, Polonia), Team Wit, (sospeso al momento, Gran Bretagna) e Amore & Vita (Ucraina). Insomma, nel ciclismo le squadre italiane italiane sono una rarità.

L’accordo tra Rcs e Fci ha un principio giusto: partecipi al Giro se sei soggetto alla giurisdizione della Federciclismo (che quindi ha diritto di controllare e sanzionare i tuoi atleti) e se paghi tasse e contributi (compreso il fondo integrativo pensionistico degli atleti, disatteso da tante squadre) in Italia. La “residenza” da noi è anche un antidoto (parziale) conto il “nero” che purtroppo costituisce ancora il 30/60 per cento dello stipendio di certi corridori.

Il problema è che l’accordo Rcs/Fci ha effetti limitati. La tendenza di chi organizza il Giro è di dare (giustamente) tre wild card su quattro alle italiane. E quelle che se la guadagnano per merito e non per diritto quasi sempre NON sono affiliate in Italia, vedi il caso di Farnese e Colnago. Petraltro anche Lampre, che partecipa di diritto è affiliata in Svizzera.

Che fare? Aumentare le wild card “obbligatorie” a due o tre costringendo tutte le squadre a partecipare allo snobbatissimo campionato italiano? Oppure semplicemente privilegiare chi è al cento per cento made in Italy? Difficile dirlo, fatto sta che l’abitudine di affiliasi all’estero è sgradevole ed è purtroppo tipicamente e solamente italiana.

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