Primavera del 2020. In Italia la crisi economica non molla. Lo spread con i Bpt tedeschi non scende sotto quota 400, l’industria arranca, l’export non cresce, la Fiat come sempre fatica a vendere automobili. Il governo tecnico ancora non ha trovato un rimpiazzo politico valido. La disoccupazione è a due cifre.
Tutti fanno fatica estrema a trovare risorse, investimenti. Soldi, insomma. Non fanno eccezione gli organizzatori del Giro d’Italia, giunto ormai alla 110ª edizione: gli enti locali non tirano fuori un euro, gli sponsor privati latitano.
Ma c’è una soluzione in vista. Porta il nome di Igor Alexandru Prokurorov VII, triliardario cosacco venuto dal nulla e ora padrone assoluto a livello mondiale di due settori che non risentono della crisi: il petrolio (le energie alternative purtroppo sono ancora al palo) e le onoranze funebri (si continua purtroppo a morire).
Igor Alexandru – grande appassionato di ciclismo fin dall’infanzia – mette sul piatto una somma importante, importantissima. Una somma che permetterebbe a chi organizza il Giro d’Italia di dormire soldi tranquilli e di investire su aspetti importanti e fino ad ora trascurati. Ad esempio le hostess per le premiazioni (verrebbero reclutate direttamente dalle selezioni di Miss Universo), il personale per la security (body guard provenienti dai reparti speciali Cia al posto degli attuali carabinieri in congedo, effettivamente anzianotti) e l’hospitality: ai giornalisti, ormai lontani fisicamente dal campo di gara riservato in esclusiva alla televisione, verrebbe consegnato ogni giorno un buffet a base di prodotti regionali tipici direttamente a casa. Robe che il Tour de France si sogna.
Ma in cambio di questa vagonata di soldi Prokurorov VII vuole una cosa importante: il suo colore (il nero del petrolio e il nero del lutto) al posto del rosa sulla maglia del leader della classica. E’ una condizione vincolante quella posta dal magnate cosacco.
Gli organizzatori tentennano. Si sa, in 110 anni la maglia rosa non ha mai cambiato colore. Il nero è brutto e – avvertono i fisiologi dello sport – se fa caldo potrebbe far collassare i corridori. Il nero è anche triste. E i fans (tutti virtuali, il Giro non si segue più sulla strada ma solo sui social network di generazione 7.0 come Sguatter e BidonTube) potrebbero prenderla male.
Certo, non è la prima volta che le maglia del Giro cambia colore. Nel 2012, ricordano gli storici dello sport, la maglia di miglior scalatore – da sempre color verde speranza – diventò di colpo blu. Il colore venne imposto dal signor Doris, un milionario veneto, uno che costruiva banche (blu) attorno ai clienti. Nel 2014 fu la volta della maglia rossa (ex blu) del leader della classifica a punti. Per via di un nuovo main sponsor (una multinazionale alimentare) la maglia diventò gialla, gialla maionese. Nel 2017, invece, toccò alla maglia bianca: il drink energetico/stimolante che la supportava impose una colorazione caffeina, sostanza amatissima dai giovani, appunto.
Adesso pare sia il turno della maglia rosa. La decisione da prendere è importante. No, non vorremmo essere nei panni degli organizzatori. Siamo però vicini a loro spiritualmente.
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