Rod Ellingworth, l’apprezzato coach del Team Sky e della nazionale britannica, usa una efficacissima espressione inglese per spiegare qual è la qualità che lui ritiene più importante in un allenatore: «Dealing with the ups and downs of the athlete». Sapersi confrontare, saper gestire gli alti e bassi di una carriera o semplicemente di una stagione. Per non farsi esaltare troppo dagli “alti”, spiega, e nemmeno deprimere dai “bassi”.
I “downs” in un atleta, specie se si prolungano e hanno ragioni non semplici o logiche da individuare (come un incidente serio o una malattia, ad esempio), sono la cosa che mette più a repentaglio l’equilibrio psicofisico di un ciclista.
Da un anno a questa parte la carriera di Ivan Basso è costellata di tanti piccoli “down” che messi assieme fanno un carico pesante. Cadute, incidenti, difficoltà a trovare la forma, fatica a primeggiare e a conquistare quei successi che in un campione del suo livello sono una motivazione importante per andare avanti con grinta e determinazione.
L’ultima in ordine di tempo è la caduta al giro di Catalogna, abbinata a una condizione di forma non ancora brillantissima. Nulla di irreparabile – dicono fortunatamente gli esami di laboratorio – ma tanto tempo perso. E i giornalisti non fanno sconti scrivendo e riscrivendo che il calendario verso il Giro d’Italia (che per lui è l’obbiettivo più consistente dell’anno) segna ormai meno quaranta giorni, quasi incalzando la Liquigas a puntare sulla carta Nibali e occupandosi – com’è giusto che sia – dei nuovi talenti che vincono ed emergono.
Ivan Basso è un corridore fondamentale per il ciclismo italiano. E’ un uomo di passaggio tra vecchia e nuova generazione, ha pagato pesantemente dazio anche per molti altri che non l’hanno pagato per nulla, ha fatto del lavoro duro e della meticolosità una religione. E’ uno che ha sempre detto, con molta umiltà: «Sono un campione e non un fuoriclasse assoluto: la differenza provo a colmarla lavorando durissimo».
Basso non è tipo da perdersi d’animo. Ma c’è un momento in cui è più giusto tifare per lui e invitarlo a non mollare, quel momento è adesso.
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