La notizia è: tre ciclisti squalificati per doping. Ma l’antidoping non informa (e non educa)

Nel primo pomeriggio di ieri, il Coni ha pubblicato sul suo sito Internet una notizia intitolata così:

 

ANTIDOPING: Sentenze del TNA, 2 anni di squalifica per Menapace, Mantovani, Girardini (Ciclismo), tre mesi per Langella (Pugilato)

 

La prima parte della notizia era questa:

 

- Nel procedimento disciplinare a carico dell’atleta Andrea Menapace, visti gli artt. 2.2 e 10.2 del Codice WADA, dichiara Andrea Menapace responsabile dell’addebito ascrittogli e gli infligge la sanzione della squalifica per anni 2 (due) con decorrenza dal 27/02/2012 e scadenza al 26/02/2014.

Condanna inoltre Andrea Menapace al pagamento delle spese del procedimento quantificate forfettariamente in euro 320,00. Dispone che la presente decisione sia comunicata all’interessato, all’UPA, alla WADA, alla Federazione Internazionale di riferimento, alla F.C.I. e alla Società di appartenenza all’epoca dei fatti.

 

Poi seguivano due capoversi identici dedicati agli atleti Enrico Mantovani e Andrea Girardini. Stesse accuse, medesima squalifica.

 

Tempo tre ore e la notizia è stata riportata – senza spiegazioni – da una settantina di siti Internet.

 

Cosa ci dice una notizia del genere? Soltanto che ci sono tre ciclisti (FCI) i cui nomi vengono resi noti (Menapace, Mantovani, Girardini) squalificati per due anni (il massimo della pena) per doping (artt. 2.2 e 10.2 del Codice WADA).

 

Sulle ragioni della squalifica, i capi di imputazione, il contesto in cui è stata inflitta non sappiamo e non sapremo mai nulla. E nemmeno google sembra dare una mano a chi vuole saperne di più.

 

Solo chi ha la memoria lunga sa che, l’11 luglio del 2010, i tre giovani atleti correvano come under 23 con il Team Trentino diretto dall’ex pro Mariano Piccoli e che nel corso del 25º Giro del Medio Brenta vennero perquisiti e trovati in possesso di sostanze vietate. L’inchiesta penale (ancora aperta presso la Procura di Padova) è una delle più inquietanti degli ultimi anni, visto il contesto e la giovane età degli atleti. Il Tna ha quindi agito sulla base degli atti trasmessi dalla Procura di Padova, come ormai prassi per la giustizia sportiva.

 

Un procedimento impeccabile. Ma, come sempre, nel loro fare giustizia il Tna e il Coni hanno deciso di omettere (in nome di una presunta privacy e al contrario di quanto fanno gli organi di giustizia sportiva del resto d’Europa, Tas compreso) qualunque particolare sulle ragioni della sentenza che permetta a chiunque di capire cosa è successo e magari perché.

E siccome l’antidoping, almeno per come la pensiamo noi, deve essere repressione ma anche educazione e informazione, questo modo di procedere di sicuro non educa perché non permette di capire. L’unica cosa che capiamo è che ci sono tre ciclisti squalificati per doping. I soliti ciclisti, il solito doping.

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